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Ibla
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top
mwdaIbla è il nome di diversi antichi siti preistorici della mwdqSicilia orientale appartenuti con ogni probabilità al popolo dei mwdgSiculi, i quali ebbero persino un re che portò tale appellativo: re mwdwIblone. Da Ibla deriva il nome dei mweamonti Iblei e del mweqmiele ibleo (che in tali monti si produceva e si produce tutt'oggi). Gli Iblei veneravano una dea della quale sfugge il nome, ma che ha conservato l'appartenenza al suo popolo e per questo nota come mwegdea Iblea (una sorta di mwewGrande Madre, signora della primavera o signora degli inferi, identificata alle volte con mwfaPersefone, altre volte con mwfqFlora o con mwfgArtemide).
La collocazione di questi centri arcaici - che al plurale assumono la denominazione di Ible -, noti alle fonti antiche, è divenuta oggetto di dibattito tra gli studiosi moderni, poiché non vi sono prove certe che possano permettere la loro identificazione con l'area di alcune odierne città siciliane.
Una sola Ibla, o meglio una sua diretta discendente, è stata fino a oggi con certezza identificata: si tratta di mwgqMegara Iblea, così chiamata, secondo la tradizione, dai Greci di mwggMegara in onore di Iblone, che concesse la terra per stabilirvi la loro colonia mwgwattica; i suoi resti sono stati rinvenuti nelle immediate vicinanze di mwhaAugusta (facente parte odiernamente del mwhqlibero consorzio comunale di Siracusa). Secondo le fonti di mwhgStrabone e di mwhwEforo di Cuma Megara Iblea si chiamerebbe così non per via di Iblone, ma piuttosto perché sorta sulle rovine di un'antica Ibla (Megara Iblea venne rasa al suolo una prima volta dagli mwiaantichi Siracusani nell'anno mwiq481 a.C., poi da questi ricostruita sotto il regno di mwigTimoleonte e definitivamente distrutta da mwiwMarco Claudio Marcello nell'anno mwja212 a.C.).
Resta decisamente il mistero più fitto sulle restanti Ible, denominate da mwjgStefano di Bisanzio con l'appellattivo di Ibla la Major (detta anche Magna), Ibla la Minor e Ibla la Parva. Tuttavia, un geografo tedesco del mwjwXVI secolo, mwkaFilippo Cluverio, asserì di aver identificato la Ibla Minor (ovvero l'mwkqIbla Erea menzionata nell'mwkgItinerario antonino e nella mwkwTabula Peutingeriana), collocandola presso il sito archeologico di mwlaRagusa, la quale, a seguito di ciò, ha nel mwlqXX secolo intitolato il suo centro storico mwlgRagusa Ibla. La conclusione alla quale giunse il Cluverio viene però ancora considerata incerta, poiché dubbiosa è stata definita la traduzione che egli mise in opera e la sua conseguente connessione con il passato siculo del ragusano.
Non si conosce nemmeno quale sia il sito dell'Ibla nella quale perse la vita il tiranno mwmaIppocrate di Gela; ucciso in battaglia dal popolo degli Iblei. Così come si ignora dove si trovino i resti dell'Ibla che mwmqTucidide chiamò Galeotide, o Geleatide (e se essa sia la medesima Ibla che mise fine alle gesta di Ippocrate), che venne attaccata dalla capitale dell'Attica, l'mwmgantica Atene, e da questa seppe difendersi durante la mwmwtentata invasione siciliana, nel contesto della mwnaguerra peloponnesiaca.
Un fatto certamente di rilievo, che può aiutare a comprendere l'importanza di Ibla in epoca antica, è dato dalla presenza di un ibleo (non si sa di quale delle Ible fosse nativo), alle mwngOlimpiadi: mwnwArchia, mwoaaraldo detto Ibleo, fu il primo straniero a partecipare e a vincere ad mwoqOlimpia, i cui riti sacri erano di norma riservati solo agli mwogElei (egli vinse 3 cicli olimpici), vinse anche ai mwowGiochi pitici, cosicché nella città attica di mwpaPito gli venne dedicata una statua dove si rimarcavano la sua origine iblea e le sue doti vocali, consacrandola al dio Febo: l'mwpqApollo luminoso.
Oltre Ragusa, le città che spesso sono state accostate con le antiche Ible sono: mwpwPaternò, mwqaSanta Maria di Licodia nel mwqqcatanese, mwqgAvola, mwqwPantalica e mwraMelilli (la più vicina a Megara Iblea) nel siracusano, mwrqPiazza Armerina nell'mwrgennese.
Contents
• Erodoto
• Tucidide
• Pausania
• Note
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Le origini di Ibla
L'origine dell'mwsgetnonimo Ibla è alquanto incerta; da esso traggono il nome vari centri abitati della Sicilia antica e i rispettivi abitanti (mwswin greco antico ῾Υβλαῖος?, Hyblaeus), i mwtamonti Iblei (rilievi montuosi siti sul lato sud-orientale dell'isola) e il famoso mwtqmiele ibleo (tanto noto nell'antichità).cite-ref-1[1]
(latino)
«Non tot caducas frondes Eryx,
nec vere flores Hybla tot medio creat,
cum examen orto nectitur densum globo»
(italiano)
«Non fa spuntare altrettante foglie Erice, né altrettanti fiori nel pieno della primavera crea l'Ibla, quando un denso sciame d'api avvolge in un fitto globo»
Soffermandosi sulla diffusione e sugli albori di questo etnonimo, si può constatare che esso fu in auge in altri luoghi che attorniano il bacino del mar Mediterraneo, già diversi millenni prima che giungesse nelle cronache siciliane. Secondo diversi studiosi, difatti, l'origine di Ibla va ricercata al di fuori della Sicilia.
In quella che è considerata la mwxgprima e più antica mappa al mondo, proveniente da mwxwGasur (200 miglia a nord di mwyaBabilonia), sito della mwyqMesopotamia, compare il nome di Ibla: la mappa incisa nel mwygIII millennio a.C.cite-ref-3[3] su una tavoletta di argilla con caratteri mwzwcuneiformi, sembrerebbe raffigurare la valle della Mesopotamia, anche se il luogo specifico resta tutt'oggi un mistero;cite-ref-4[N 1] i nomi delle città sono racchiuse in cerchi, ai bordi vi sono tre dei quattro mwbapunti cardinali. Oltre all'appellativo di Azala, posto al centro, il solo nome leggibile di questa mappa è quello indicato in basso a sinistra; ed è proprio quello di Ibla: mwbqMaikàn-Dûr-Ibla,cite-ref-5[4] (mwcgMas-gan-bad-ib-la se letto come nome mwcwsumericocite-ref-6[5]) che tradotto significherebbe «the site of the fortress Ibla» ovvero l'insediamento o il forte di Ibla.cite-ref-7[6] Molti sostengono che questa Ibla corrisponda alla città mwfasiriana di mwfqEbla,cite-ref-8[7] ma non tutti concordano, poiché non vi sono prove tangibili che colleghino questa antica località, che appare come un sito dalle dimensioni ridotte, con l'Ibla capitale di un vasto regno nella Siria settentrionale.cite-ref-9[8]
L'Ibla della regione siriaca
Il re mwiaSargon di Akkad, comandante dell'mwiqimpero accadico, i cui confini giungevano fino al mwigmar Mediterraneo, nei suoi annali scrisse che il suo dominio comprendeva mwiwMari, Yarmuti e Ibla: «fino alla foresta dei cedri e alle montagne d'argento».cite-ref-10[9]cite-ref-11[10] Il re mwlaNaram-Sin conquistò Ibla insieme con una città di nome Arman, e il re mwlqGudea ricorda la città di mwlgUrshu «sulla montagna di Ibla», vicino alla foresta dei cedri.cite-ref-12[11]
Dato il territorio circostante, sembra che l'Ibla che sorgeva nei pressi della foresta dei mwnacedri si trovasse vicino alla parte superiore dell'mwnqEufrate e non troppo distante dal mar Mediterraneo.cite-ref-13[12] Questa Ibla del mwogVicino Oriente antico è stata identificata con la ritrovata Ebla: l'ultima testimonianza scritta su di essa è data dal mwowfaraone mwpaegizio mwpqThutmose III (il quale la menziona con il nome di Ebla).cite-ref-14[13]
«Sebbene da molto tempo nessun re fosse riuscito a distruggere la città di Arman e Ibla, ora il dio Nergal aprì il cammino al possente Naram Sin e gli diede Arman e Ibla. Gli diede anche, come dono, Amanus, la Montagna dei Cedri, fino al Mare Superiore.»
(Iscrizione riguardante l'antica Ibla del tempo accadico.cite-ref-15[14])
Fiorita intorno al mwwgIII millennio a.C., fu capitale di un vasto regno dalle cui rovine provengono antichissimi documenti che attestano i suoi vivaci rapporti commerciali con il Mediterraneo.cite-ref-17[16] Alcuni studiosi sostengono che il nome dell'Ibla siriaca significa «pietra bianca», poiché essa venne costruita su della tenera roccia calcarea biancacite-ref-18[17] o da mwywAbla che vuol dire «collina bianca». I primi suoi re portavano il nome di Ibla: Arib-Ibla e Paib-Ibla e trarrebbero origine dalla mwzalingua hurrica.
Secondo alcuni storici, dal siriaco deriverebbe anche il nome dei Galeoti: dalla parola sira «Gala» ovvero «rivelare».cite-ref-19[18]
In Anatolia
Ibla potrebbe essere stato in origine un nome legato alla sacralità dell'mw1aAnatolia, in quanto si apprende da mw1qAteneo di Naucrati - il quale cita Menodoto, storico samio - che nella mw1gCaria (mw1wAsia Minore, già Anatolia) vi era un mw2aoracolo di mw2qApollo in una città chiamata Ibla (Υβλα), dove si recarono i carii;cite-ref-20[19] tale oracolo avrebbe potuto risiedere nell'mw3gisola di Samo, poiché in questa località, separata dalla mw3wIonia solo da un brevissimo tratto di mare, il nome personale Iblesio risultava molto frequente (vd. es. l'iscrizione della mw4aCuma eolica dove si parla dell'Iblesio di Samo figlio di Astianaktos).cite-ref-21[20]cite-ref-22[21]
Gli indovini che popolavano l'Ibla siciliana
La notizia di un oracolo divinatorio nell'Ibla della Caria si riallaccia al popolo di indovini che secondo mw9qPausania il Periegeta, che cita lo storico siracusano mw9gFilisto, abitava l'Ibla siciliana detta mw9wGereatide (il più delle volte identificata con l'Ibla mw-aGaleatide menzionata da mw-qTucidide), ed essi erano mw-gbarbari, «mw-wesegeti di prodigi e sogni».cite-ref-26[24] Così come mwaqaStefano di Bisanzio colloca degli indovini nell'Ibla megarese sorta sulla costa siracusana, ovvero abitatori di mwaqeMegara Iblea, e dice che essi erano detti mwaqiGaleoti; provenienti dall'mwaqmIperborea, si divisero tra la Caria e la Sicilia.cite-ref-27[25] La loro influenza all'interno delle Ible siciliane sarebbe stata notevole, al punto tale che lo storico antico mwaqgEsichio di Alessandria quando parla del termine «Iblese» gli attribuisce il significato di «indovino».cite-ref-28[26]
A queste importanti testimonianze, che creano un collegamento con l'elemento mantico presente nella Ionia, si aggiunge la notizia della mwarsmwarwSuda, secondo la quale il noto re mwar0cretese mwar4Minosse, divenuto dominatore della Caria, invitò al suo palazzo un famoso mwar8taumaturgo proveniente dalla Galeatide;cite-ref-29[27] questa ignota terra secondo diversi storici va identificata con la patria dei Galeoti e quindi collegata con l'Ibla siciliana.cite-ref-30[28]
Quanto detto nella mwaskSuda potrebbe ricondurre in maniera ancora più solida all'Ibla megarese, tenendo presente che l'origine della leggenda mantica di Minosse appartiene a mwasoMegara Nisea (patria dei megaresi che vennero ad abitare l'Ibla sulla costa siceliota), la quale aveva fondato in Asia Minore diverse colonie (ad esempio fondò mwassBisanzio nel mwaswBosforo e, attraverso mwas0Mileto, fu la prima a stringere alleanza nella Caria), mentre contro Minosse aveva persino combattuto una guerra.cite-ref-31[29]
mwatsPolido, l'indovino indicato come proveniente dalla Galeatide, era nativo di Megara (anche se alcuni lo dicono di mwatwArgo), il che lascia intravedere un legame tra la tradizione di Stefano, che appella i megaresi «Iblei Galeoti», e la tradizione dei greci della Ionia, che fanno provenire il loro indovino Polide dalla Galeatide.cite-ref-32[30]
Emerge allora anche un significativo contatto tra la Sicilia e la sfera della mwauiciviltà minoica e mwaummicenea;cite-ref-33[31] entrambe riscontrate in più occasioni sull'isola; la seconda specialmente nel siracusano, dove si sostiene siano stati rinvenuti resti archeologici micenei.cite-ref-35[N 3] La prima appare invece nella Sicilia più interna: si pensi ad esempio alla mwauwsaga di mwau0Dedalo e mwau4Icaro: lo stesso Minosse infine avrebbe trovato la morte alla corte del re mwau8sicano mwavaCocalo.cite-ref-36[33]
I Galeoti, sostiene lo storico moderno mwavyEmanuele Ciaceri, sarebbero giunti in Sicilia insieme ai megaresi provenienti dalla Caria; sarebbero dunque barbari (come gli esegeti di sogni e prodigi citati da Pausania) e dalla loro prima sede iblea, sita sulla costa siracusana, sarebbero infine arrivati nell'Ibla Gereatide (che il Ciaceri colloca presso mwavcPaternò), tramite il legame positivo instaurato con gli influenti mwavgtiranni di Siracusa.cite-ref-38[N 4] Ma la sua teoria viene contrastata dallo storico mwav0Luigi Pareti, suo contemporaneo, il quale nega qualsiasi collegamento tra la Galeotide di Minosse, gli indovini della Caria e le Ible; egli sostiene che i Galeoti fossero una stirpe di indovini greci, dal nome greco, i quali sarebbero stati diffusi su tutto il territorio siceliota.cite-ref-40[N 5]
Sulle vicende che concernono i Galeoti ricorre un legame particolare con la simbologia delle api e del miele: mwawmClaudio Eliano narra che mwawqDionisio I di Siracusa volle sapere da questi indovini qual era il significato della sua mano ricoperta da uno sciame d'api ed essi gli risposero che era il presagio di una grande fortuna per il suo regno. Il miele ricorre inoltre anche nella leggenda caria che vede il taumaturgo della Galeatide riportare in vita il figlio di Minosse affogato in una giara ricolma di miele.cite-ref-41[36] Le api furono effigiate sulle monete di Ibla e il suo miele fu tanto lodato da divenire un mwawktopos letterario che attraversò i secoli (mwawomiele ibleo).cite-ref-42[37]
I Galeoti e l'Iperborea
Nella narrazione di Stefano questi indovini, discendenti di mwaxcApollo e Temisto, giunsero dall'Iperborea, come sopracitato, per poi seguire le indicazioni dell'oracolo di mwaxgDodona e dividersi quindi tra la Caria e la Sicilia.cite-ref-treccani-43-0[38] Va rilevato che secondo diversi studiosi l'origine iperborea dei sacerdoti di Ibla è in realtà una mwax0leggenda nata nel mwax4IV secolo a.C. alla mwax8corte siracusanacite-ref-44[39]:
Sviluppatasi esattamente quando i Galeoti entrarono nelle grazie del dinasta mwayuDionisio I, per via dei loro positivi responsi nei confronti dei regali, e furono legati all'alleanza militare mwayyceltica che il Siracusano aveva instaurato con i mercenari del mwaycproprio esercito, comprendente sia i mwaygGalli sia i mwaykSiculi (l'esercito di Syrakoussai era all'epoca il più variegato del mondo greco, date le diverse nazionalità che vi coesistevano al suo interno tramite il mercenarismocite-ref-45[40]); da qui la loro presunta origine nordica (per approfondire in particolare il rapporto tra Siracusani e Celti si rimanda alla voce mway4Alleanze tra i Galli e Siracusa).
I Galeoti iniziarono a dirsi giunti dalla mitica terra iperborea (irraggiungibile secondo mwazaPindaro: «mwazené per mare o per terra troverai il cammino [che porta agli Iperborei]»cite-ref-46[41]). Potevano dirlo poiché i Siculi (e gli Iblei, si suppone con fermezza, altro non fossero che Siculi) erano stati tramandati da mwazyFilisto (generale e compagno di Dionisio) come appartenenti etnicamente al popolo dei mwazcLiguri (mwazgSiculo per Filisto era un re dei Liguri): in epoca dionisiana ancora stanziati in una grande area dell'mwazkItalia del Nord, comprendente il territorio mwazoadriatico, mwazsesplorato e solo in parte colonizzato dall'esercito di Dionisio. Filisto vedeva dell'affinità tra il popolo italico dei Liguri con quello transalpino dei Celti, mwazwtramandando i primi come coloro che precedettero gli insediamenti celtici (poi occupati dai Siracusani), i quali finirono con l'assimilarsi a quelli liguri. Di conseguenza, questa affinità e questo legame passava, convenientemente, ai Siculi.cite-ref-47[42]
Ma Siracusa andò oltre con i Celti: secondo una genealogia di chiara matrice siciliana, il mwaaiciclope mwaamPolifemo (identificato con Dionisiocite-ref-48[43]) si unì con la ninfa sicula mwaagGalatea (ricorre qui ancora una volta il termine che lega i magici Galeoti, il termine siro Gala, la Ibla Galeatide e la sua omonica minoica; terra caria del taumaturgo della mwaakSuda), generando con questa tre figli: mwaaoCelto, mwaasGalata e Illiro. Celto divenne il re dell'Iperborea, Galata andò a governare le terre dei Galli e Illiro divenne governatore dell'mwaa0Illiria. Fatto certamente curioso il constatare come con queste terre la Siracusa dionisiana avesse avviato in quei frangenti dei proficui rapporti;cite-ref-49[44] quello con l'Iperborea le era dato esattamente dai Siculi/Iblei: i Galeoti arrivati alla sua corte dalla inesplorata terra nordica.
Oltre i desideri espansionistici dionisiani, appare molto rilevante per la componente iblea il fatto che il re di mwaboPisa (la città della mwabsToscana in origine abitata dai Liguri, stando a mwabwServio Mario Onorato,cite-ref-50[45] e fondata dai Siculi, dando fede alla notizia di mwaceDionigi di Alicarnassocite-ref-51[46]) fosse un certo Piso del popolo dei Celti, che oltre a governare Pisa divenne re degli iperborei e si disse discendente di Apollo iperboreocite-ref-52[47] (ritornano, in sostanza, i medesimi elementi caratterizzanti degli Iblei Galeoti: iperborei e Apollo iperboreo). L'elemento siculo era tradizionalmente presente nell'Italia preistorica, in più regioni geografiche, e potrebbe essere stato quello ad attirare i Siracusani (la cui origine, oltre che greca, era in parte sicula e non venne mai rinnegata) verso le terre celtiche.
mwac0Apollonio Rodio narra di come i Celti avessero pure loro un proprio racconto su Apollo iperboreo che legava il popolo nordico ai siciliani (probabilmente sorto nel medesimo periodo della frequentazione dei loro soldati con le città greche di Sicilia): in esso Apollo era nativo del Nord, dell'Iperborea, ed era giunto nell'Eridano (il fiume Padus, ovvero il mwac4Po della futura mwac8pianura Padana) per vendicare l'uccisione di suo figlio mwadaAsclepio, piangendo lacrime di mwadeambra sul letto del fiume (l'unico pianto del dio Apollo) e uccidendo i ciclopi siciliani perché colpevoli di aver fabbricato la folgore con la quale suo padre mwadiZeus fulminò suo figlio. I ciclopi, allora, divennero vittime della furia cieca di Apollo e a mwadmCorinto, la madrepatria di Siracusa, venne loro dedicato un altare divinatorio.cite-ref-53[48] Anche in questo caso si tratta di elementi che difficilmente i Celti avrebbero potuto conoscere senza venire a contatto con i Siracusani (che frequentarono nel IV sec. a.C. l'antico Po e si presume fossero gli occulti autori di un'mwadgaltra versione riguardante il mito celtico di Apollo sull'Eridano).
Infine, non di poco conto risulta essere la notizia elargita da mwadoGiamblico, secondo il quale un iperboreo chiamato mwadsAbari giunse alla corte del tiranno mwadwFalaride, accompagnato da mwad0Pitagora, per domandare maggiore clemenza al comandante della città di mwad4Akragas (fondazione di mwad8Gela, la quale all'epoca non aveva ancora trasferito la propria corte a Siracusa), cercando di convincerlo a seguire la via della virtù (Falaride fu uno dei più antichi tiranni siciliani e la sua figura risulta leggendaria, quasi mitologica, spiccando per la sua crudeltà).
Abari, che poteva volare grazie a una freccia d'oro donatagli dall'Apollo iperboreo, sposta nuovamente l'attenzione in quell'area della Sicilia dalla tradizione cretese. Inoltre, essendo la sua figura ricordata anche da mwaeeErodoto, Pindaro e mwaeiPlatone, rende la sua presunta esperienza in terra siciliana come una delle testimonianze più antiche riguardanti il rapporto tra l'isola e l'Iperborea.
Ibla e Iblone
mwaeoTucidide parlando dei mwaesmegaresi che si stabilirono in Sicilia dice che essi ottennero dal re mwaewIblone la terra sulla quale edificare la loro città.cite-ref-54[49]cite-ref-55[50] mwafuStefano di Bisanziocite-ref-56[51] ricalca tale notizia senza però chiarire se Iblone fosse un re mwafoeponimo (come nel caso di mwafsSiculo con i mwafwSiculi) o se, come sembra più probabile, a sua volta colse l'appellativo da Ibla; una città per molti, per altri una presunta divinità. mwaf0Erodiano asserisce che Iblone derivava il proprio appellativo da Ibla, città della Sicilia.cite-ref-57[52]
Si sa inoltre da mwagmStrabonecite-ref-58[53] e da mwaggEforo di Cumacite-ref-59[54] che mwag0Megara Iblea fu la seconda colonia greca più antica di Sicilia (solo mwag4mwag8Naxos la precedette) o comunque fu contemporanea di mwahaSiracusa - non concorda con la loro versione cronologica Tucidide, il quale dipende da mwaheAntiococite-ref-60[55] - e poiché i due studiosi sostengono che Megara Iblea sorse sul luogo di un'antica Ibla, dalla quale prese il nome (differentemente dalla versiose tucididea, essi ignorano la figura di Iblone), diversi studiosi moderni credono possibile che in origine l'Ibla di Sicilia fosse solo quella dove poi sorse Megara Ibla o Iblea, nel siracusano, e dalla sua complessa mwahydiaspora si formarono in seguito altre Ible: una nel catanese e un'altra nel ragusano, abbracciando così l'intera area della Sicilia sud-orientale.cite-ref-61[56]
«…la moltiplicazione delle Hyblai è un fenomeno tardo probabile conseguenza dell’abbandono di Megara nel 483 a.C. e della dispersione dei suoi abitanti (Hdt VII 156): la diaspora megarese ha comportato un trasferimento di culti verso nord (al di là di Catane) e verso sud (zona di Ragusa) nei territori indigeni che sfuggono in parte al controllo di Siracusa…»
(Studi megaresi, p. 34, n. 108.)
Strabone riferisce che il nome di Ibla ai suoi tempi era già strettamente legato alla produzione di miele, in quanto egli dice che di Megara, ormai scomparsa, perdurava solo l'appellativo di Ibla per l'eccellenza del miele ibleo.cite-ref-62[57]
La sede del re Iblone
Molte e discusse sono le possibili collocazioni della sede originaria del mitico re menzionato da Tucidide. Poiché Iblone concedette l'area costiera adiacente alla mwaiqPenisola di Thapsos (all'interno dell'odierno mwaiutriangolo industriale mwaiyPriolo-mwaicMelilli-mwaigAugusta e vicinissima all'ingresso nord di mwaikSiracusa), alcuni studiosi hanno ipotizzato che la città del re siculo non potesse trovarsi troppo distante dalla terra che egli possedeva e che quindi questa sperduta città sarebbe da ricercarsi nella mwaiovalle del Marcellino, la quale sorge nei pressi di mwaisVillasmundo; frazione mwaiwcollinare tra Melilli e Augusta.cite-ref-63[58]
La dea Iblea
mwakoPausania il Periegeta afferma che nell'Ibla detta Gereatis i Barbari (gli Iblei, definiti da mwaksFilisto come i più pii della Sicilia) veneravano una mwakwdea Iblea; egli però tace il nome di questa divinità.cite-ref-66[61] Dal suo passo sono sorte numerose ipotesi. Secondo diversi storici la Gereatide di Pausania andrebbe identificata con la Geleatide di Tucidide, ed entrambe sarebbero legate ai mwaleGaleoti; stirpe di indovini che secondo Stefano abitava Ibla Megara e giungeva dall'mwaliIperborea (vd. sezione di appr.). mwalmEmanuele Ciaceri sostiene invece che il nome di Gereatide derivi dalla natura della dea venerata: una divinità fecondatrice, produttrice; dal termine «gerra» che nella mwalqlingua sicula indica i genitali maschili e femminili,cite-ref-67[62] in sostanza si tratterebbe di una mwalkGrande Madre.cite-ref-68[63] A supporto della sua tesi egli cita la lapide rinvenuta nel sito di mwal4Paternò, la quale recita:
«Veneri Victrici Hyblensi»
(C.I.L. X 7013 I.L.S. 3178.)
Fu un dono votivo elargito da un certo Caio Publicio Donato. Da qui l'accostamento con la dea Iblea di Pausania e la supposizione che la primordiale divinità degli Iblei fosse stata assimilata in seguito dalla mwameVenere dei Romani (già mwamiAfrodite per i Greci);cite-ref-nota-69-0[64] rappresentante la genitrice del popolo dell'urbe.cite-ref-70[65] Per altri storici tuttavia non sussiste alcun serio motivo per ipotizzare che l'anonima dea Iblea sia divenuta la sopracitata divinità romana.cite-ref-nota-69-1[64] Quanto poi alla convinzione che la lapide segnasse il luogo dove sorse l'Ibla di Pausania, mwam8Luigi Pareti afferma un pensiero condiviso da numerosi altri storici:cite-ref-71[66]cite-ref-72[67]
«…ma recentemente il
Beloch
, sostenendo con buoni argomenti che Paternò corrisponde alla antica
Inessa
, fece notare che l'Afrodite di Ibla poteva essere venerata anche nei centri abitati circostanti, e che l'aggiunta dell'epiteto
Hybelnsi
rende anzi verosimile che la dedica sorgesse non in Ibla stessa, ove l'epiteto sarebbe stato inutile, ma in località dove giungeva il culto per l'Afrodite del tempio di Ibla…
»
Per Otto Gruppe si trattava in realtà della mwan8Venus Victrix tanto venereta dall'mwaoaesercito romano ai tempi del mwaoedittatore mwaoiSilla, ed essa, associata alla guerra, non andrebbe identificata con la dea menzionata da Pausania.cite-ref-74[69] È stato supposto anche che il culto della dea romana venne imposto agli Iblei come simbolo del potere di Roma sulla Sicilia conquistata.cite-ref-75[70] La scritta mwaosHyblensi, infine, secondo alcuni indicherebbe il luogo reale di Ibla, che quindi sarebbe Paternò, il quale venne abitato da una mwaowcolonia romana, inizialmente stanziata a Catane per volere di Augusto, che avrebbe dedicato alla propria dea questa scritta.cite-ref-76[71] Tuttavia si tratta di una serie di ipotesi difficilmente dimostrabili.
Nei testi antichi
Erodoto
Lo storico greco di mwaqkV secolo a.C. mwaqoErodoto, contemporaneo di Tucidide, narra di come il tiranno mwaqsIppocrate di Gela perdette la vita sotto le mura di Ibla (egli non cita alcun appellativo supplementare, né sembra conoscere altre Ible) combattendo nel tentativo di conquistarla, nell'anno mwaqw491-mwaq0490 a.C.cite-ref-79[74] La medesima notizia è riportata da mwariPolieno (V, 6).
La vicenda del comandante militare gelese si inserisce in un quadro più ampio, che vedeva Ippocrate impegnato nella conquista della mwarqSicilia orientale e, nello specifico, alle prese con la mwarumwarychora siracusana: egli, al momento dell'assalto a Ibla, aveva da poco sconfitto l'mwarcesercito siracusano presso il fiume Eloro; l'odierno mwargTellaro, che andava a sfociare nel territorio omonimo della prima sub-colonia di mwarkSiracusa, l'mwaroEloro, fondata probabilmente nel corso dell'mwarsVIII sec. a.C.cite-ref-80[75] (i cui resti archeologici ricadono odiernamente nell'area di mwasaNoto marittima, già mwaseVal di Noto), dopodiché, stando alla testimonianza di mwasiDiodoro Siculo, si accampò tra le mura della mwasmpolis di Siracusa, cercando un pretesto per introdursi nel suo governo. Vedendo tuttavia svanire ogni velleità di conquista, decise di concentrare la sua offensiva verso il territorio dei mwasqSiculi: assalì quindi mwasuErgezio (dalla posizione geografica ignota), con la quale in precedenza aveva sempre avuto rapporti pacifici - la cui presa è stata descritta da Polieno nei suoi mwasyStratagemmi - e in seguito rivolse la sua spada contro Ibla.
Possibili cause dell'assalto a Ibla
Secondo l'itineario dei mwasktheoroi mwasodelfici, risalente alla prima metà del mwassII secolo,cite-ref-81[76] Ibla si trovava tra mwataCamarina (colonia siracusana di mwateVI secolo a.C., il cui sito archeologico si frappone oggi tra le località mwatiragusane di mwatmScoglitti e mwatqSanta Croce Camerina) ed Ergezio, seguiva Noai (anche quest'ultima d'incerta collocazione ma identificabile forse con l'mwatyantica Noto); si parla dunque, con ogni probabilità, dell'entroterra dei monti Iblei e dei confini della mwatcchora aretusea: Camarina, infatti, si sostiene che fosse stata fondata in quel punto per arginare l'espansione di mwatgGela, che comunque preoccupava i Siracusani (i Gelesi, otto anni dopo la fondazione camarinense, lasciando stare la costa orientale e dirigendosi piuttosto verso la costa occidentale, avrebbero a loro volta fondato mwatkAkragas, destinata a divenire una delle più potenti mwatorivali e mwatsalleate di Siracusa).
Il motivo che spinse Ippocrate a soggiogare Ergezio e ad attaccare Ibla, dichiarandosi d'un tratto contro l'elemento siculo, andrebbe ricercato nel tentativo, infine risultato vano, di penetrare all'interno del territorio siracusano e nella volontà di annientare uno dei confini geopolitici per i Greci rappresentato da Ibla. A rendere possibile questa visione storica vi è il dato archeologico della zona in cui si ipotizza potesse sorgere l'Ibla che sconfisse Ippocrate: l'altopiano di mwaugIspica-mwaukModica-mwauoRagusa a est dell'mwausIrminio, privo di elemento greco nel VI secolo a.C..
Tali alture avrebbero potuto rappresentare un caparbio blocco siculo-ibleo contro la crescente egemonia greca. Infatti, nonostante i Siracusani si fossero diretti fin dal principio all'interno delle valli iblee, fondando sulle alture dei monti colonie come mwavuAkrai, mwavyCasmene e mwavcAkrillai e arrestando, si sostiene, l'egemonia di mwavgPantalicacite-ref-84[79] (spesso etichettata come capitale dei Siculi o identificata con una delle Ible)cite-ref-85[80] comunque «l'infiltrazione greca nella Sicilia orientale non era riuscita a imporsi interamente sul territorio».cite-ref-86[81]
«[…] è possibile attribuire ai Siculi stanziati a nord del comprensorio ibleo il motivo che indusse Ippocrate, per quanto vittorioso sull'Eloro, a rinunciare all'occupazione di Siracusa?»
(Daniela Sinatra, Camarina: città di frontiera? in Hesperia 9, a cura di Lorenzo Braccesi, 1998, pp. 53-53.)
La studiosa Sinatra osserva che la mediazione politica di mwawcCorinto e della mwawgCorcira, narrata da Erodoto, per far desistere Ippocrate dall'occupare Siracusa, stranamente non è contemplata nei fatti occorsi né da Tucidide e nemmeno da Filisto,cite-ref-87[82] si domanda dunque se in realtà a far retrocedere il tiranno geloo dai suoi propositi potessero essere stati i Siculi, il cui mwaw0ethnos, ancora forte e ben presente sul territorio, era in grado di tentare una ribellione nei confronti dell'espansione greca (come più avanti accadrà con mwaw4Ducezio), magari approfittando del fatto che Ippocrate in quel momento fosse impegnato in altre vicende: da qui il repentino voltafaccia del tiranno geloo verso l'elemento indigeno dell'isola. Potendo contare sulla sua nuova postazione strategica, Camarina; ceduta dai Siracusani in cambio della libertà dei propri prigionieri, Ippocrate riuscì a sottomettere la sicula Ergezio, ma fallì una volta giunto a Ibla.cite-ref-88[83]
Tucidide
mwaxuTucidide non specifica mai l'esatto numero delle Ible, per cui non si può dire con certezza a quanti e quali luoghi egli si riferisse, sta di fatto che nel suo testo, mwaxymwaxcla guerra del Peloponneso, ricorre diverse volte il toponimo di Ibla.cite-ref-89[84]cite-ref-kokalos-90-0[85]
L'Ibla dei Megaresi
(greco antico)
«…οἱ δ' ἄλλοι ἐκ τῆς Θάψου ἀναστάντες Ὕβλωνος βασιλέως Σικελοῦ προδόντος τὴν χώραν καὶ καθηγησαμένου Μεγαρέας ᾤκισαν τοὺς Ὑβλαίους κληθέντας. [2] καὶ ἔτη οἰκήσαντες πέντε καὶ τεσσαράκοντα καὶ διακόσια ὑπὸ Γέλωνος τυράννου Συρακοσίων ἀνέστησαν ἐκ τῆς πόλεως καὶ χώρας»
(italiano)
«…mentre i suoi, espulsi da Tapso, eressero Megara denominata Iblea, poiché il re dei Siculi Iblone aveva concesso loro la terra, anzi ve li aveva condotti di persona. E per duecentocquarantacinque anni fu la loro sede, finché Gelone tiranno di Siracusa li espulse dalla città e dal suo contado.»
(Tucidide, la guerra del Peloponneso, VI 4.)
La colonia mwaysdorica di mwaywMegara Iblea rappresenta la più antica menzione di Tucidide sulle Ible; l'unica la cui collocazione possa dirsi certa: ubicata nell'odierno territorio costiero di mway0Augusta. Tuttavia la notizia secondo la quale Megara Iblea si sarebbe così chiamata per perpetuare il nome del re dei Siculi Iblone, si contraddice con quella di mway4Eforo di Cuma e di mway8Strabone, i quali asseriscono che nel posto in cui sorse Megara prima vi era una città denominata Ibla e da essa Megara prese il nome. La presenza del sovrano siculo Iblone con quella di un'antica Ibla nei dintorni potrebbe comunque coesistere: secondo Erodiano Iblone prese il nome da Ibla; città della Sicilia.cite-ref-91[86]
«L'Ibla siracusana è scomparsa presto e nei suoi pressi è sorta Ibla Megara o Megara Iblea, fondata dai megaresi.
»
Numerosi storici, tra cui il Pareti, sostengono che la sede dell'Iblone tucidideo - se esistette realmente e non nacque piuttosto come leggenda fondativa legata ai Megaresi,cite-ref-93[88] dato che questi non avevano un mwaz8ecista al momento dell'insediamento (Lamis era morto a Tapso)cite-ref-94[89] - non poteva trovarsi troppo distante dalla terra che possedeva (Tucidide specifica che il re accompagnò di persona i Megaresi presso il sito costiero); dunque alle spalle di Megara sorgono i mwa0qmonti Climiti, propaggine degli mwa0uIblei, i quali dominano il golfo di Augusta, ovvero la sede di Ibla Megara, e la mwa0ypenisola di Tapso, il luogo dal quale provennero i coloni che abitarono l'Ibla. Il territorio maggiore che odiernamente occupa queste alture è mwa0cMelilli e viste le sue numerose zone archeologiche sono in diversi a sostenere che sia da ricercare qui, in questa zona, l'origine di Iblone e di Ibla. Il nome stesso di Melilli sarebbe un lascito dell'antica Ibla mellifera.
Tucidide torna a menzionare Megara Iblea quando descrive la guerra tra Siracusani e Ateniesi: egli narra che il generale mwa0kLamaco voleva fare di Megara la sede della flotta navale dell'mwa0oesercito ateniese e da lì attaccare di sorpresa Siracusa, data la vicinanza al sito, ma la sua proposta fu respinta dagli altri due generali.cite-ref-95[90]cite-ref-96[91] Racconta ancora Tucidide che nel mwa1m415 a.C. si giunse allo scontro all'interno dell'Iblea, ormai divenuta una fortezza dei Siracusani, e furono questi a trionfare.cite-ref-97[92]cite-ref-98[93]
L'Ibla Geleatide
In Tucidide si riscontra per la prima volta il toponimo di mwa2iIbla Geleatide (Ὕβλα Γελεᾶτις). Lo storico ateniese racconta che sul volgere dell'estate del primo anno di combattimenti in terra siciliana, i generali ateniesi, dopo la partenza di mwa2mAlcibiade, con metà delle loro forze militari, compresi i Siculi arruolati durante la loro propaganda per l'isola, avevano attaccato Ibla Geleatide; città che si era dichiarata loro nemica, senza però riuscire a conquistarla.cite-ref-99[94]
Molte ipotesi sono sorte per cercare di comprendere dove fosse situata questa Geleatide (o Galeote): spesso è stata associata all'Ibla della megaride, per conciliare la fonte di Stefano di Bisanzio, il quale dice che gli Iblei megaresi erano detti Galeoti; dalla stirpe di indovini; termine che ha grande assonanza con il toponimo di Geleatide o Galeate. Potrebbe inoltre esistere un ulteriore collegamento con quanto afferma Pausania: egli dice che la mwa2kIbla Gereatide (da molti vista come corruzione del termine Geleatide e quindi identificata con la stessa) era abitata da indovini «esegeti di prodigi e sogni», anche se non dice quale fosse il nome di questa stirpe di sacerdoti, potrebbe trattarsi proprio dei Galeoti.cite-ref-100[95]
Altri in tempi moderni, seguendo l'assonanza del nome, hanno associato la Geleatide al territorio di mwa28Gela. Fu mwa3aTommaso Fazello il primo a desumere che Tucidide si riferisse all'mwa3eagro gelese: la sua ipotesi però non ha alcuna base storica a supporto, poiché Tucidide non menziona mai Gela in collegamento con Ibla.
Inessa e Ibla
La terza volta l'Ateniese si riferisce a una nuova Ibla, priva però di appellativo: egli dice che i soldati di Atene, usciti da mwa3qCatania, compirono dei saccheggi nelle zone limitrofe e avviarono il mwa3uloro esercito verso mwa3yCenturipe; una città dei Siculi sita a nord-ovest della Sicilia che costrinsero a entrare a patti con loro. Lungo questo tragitto incendiarono i raccolti delle città di mwa3cInessa e di Ibla: la località di Inessa (luogo in cui furono confinati i mwa3gSiracusani dopo la cacciata da mwa3kAitna ai tempi della guerra contro i Siculi di mwa3oDucezio), anch'essa d'incerta localizzazione, è dunque un prezioso indizio.
Tucidide inoltre, nel narrare gli avvenimenti della mwa3wspedizione ateniese in Sicilia, fa dire al siracusano mwa30Atenagora, capo del partito democratico, quando ormai l'assedio alla sua città era prossimo, che i Siracusani potevano contare sull'alleanza di una città che per grandezza era pari alla stessa Siracusa e che era posta sui loro confini;cite-ref-101[96] tale misteriosa città, di cui Tucidide non fa rivelare il nome, potrebbe essere una delle Ible.cite-ref-102[97]
Diodoro Siculo
(greco antico)
«μετὰ δὲ ταῦτα Δουκέτιος ὁ τῶν Σικελῶν ἀφηγούμενος τὰς πόλεις ἁπάσας τὰς ὁμοεθνεῖς πλὴν τῆς Ὕβλας εἰς μίαν καὶ κοινὴν ἤγαγε συντέλειαν…»
(italiano)
«Ducezio, postosi a capo dei Siculi, sottomise tutte quante le città della stessa stirpe in un'unica e comune confederazione, tranne Ibla…»
Ducezio, nato a Mene e sconfitto a Nea (città contese da mwa5iMineo e da mwa5mNoto), fu un importante personaggio storico del mwa5qV sec. a.C.; mettendosi a capo di una mwa5usyntèleia divenne l'ultimo re dei Siculi. Inizialmente alleato del governo siracusano, approfittò della caduta dei mwa5yDinomenidi, e del vuoto di potere che si venne a creare, per tentare di riportare l'egemonia dell'isola nuovamente nelle mani dei Siculi.
Dopo aver riportato importanti vittorie sui Greci, spaziando dal territorio mwa6magrigentino a quello mwa6qcatanese, capitolò infine per mano dei Siracusani a Nea e da questi ottenne la grazia, venendo esiliato a Corinto, per poi fare ritorno in Sicilia nel mwa6u444 a.C.
L'estraneità di Ibla
La notizia di Ibla - priva di appellativo supplementare - che non volle entrare nella confederazione di Ducezio, e che per questo alcuni studiosi non esitano a definire «fedele alleata di Siracusa»,cite-ref-104[99] può essere connessa a quell'Ibla che, come informa Tucidide, si dichiarò nemica degli mwa6wAteniesi quando questi mwa60approdarono in Sicilia, nel mwa64415 a.C., con l'intento bellico di sottomettere l'isola al controllo dell'mwa68Attica, dichiarando principalmente guerra all'mwa7aegemone Siracusa.cite-ref-105[100] Lo storico Pareti collega la presunta alleanza Ibla-Siracusa con la politica pro-etnea portata avanti dai tiranni aretusei, identificando il mwa7utòpos indigeno in questione con l'Ibla Gereatide; collocandola a nord di Ibla Megara, alle falde dell'Etna.cite-ref-pareti340-106-0[101] Il Pareti, inoltre, intravede nei passi degli antichi una notevole indipendenza concessa a Ibla Gereatide, almeno fino al tempo di Dionisio I:cite-ref-107[102] l'indipendenza di cui godeva potrebbe essere dunque un'altra causa dell'estraneità di Ibla nei confronti di Ducezio e di quelle popolazioni autoctone che invece erano desiderose di maggiore libertà;cite-ref-108[103]cite-ref-109[104] una condizione che giungerà loro solo nel mwa8y405 a.C. con il governo di Dionisio I, quando questi firmò con mwa8cCartagine un trattato che accordava l'indipendenza alle città dei Siculi.cite-ref-110[105]
Diodoro: fiume o monte Ibleo
Diodoro, pur non menzionando un'ulteriore Ibla, informa che presso l'Ibleo, durante la prima metà del mwa9qIII sec. a.C., avvenne lo scontro finale tra le forze di mwa9uIceta di Siracusa e le truppe agrigentine di mwa9yFinzia. I Siracusani ebbero la meglio, frenando una volta per tutte le pretese espansionistiche di mwa9cAkragas.cite-ref-111[106]cite-ref-112[107]
Lo storico di mwa-eAgira non specifica cosa sia esattamente l'Ibleo: alcuni sostengono sia un monte di Ibla, altri, la maggior parte, lo identificano con un torrente, con un fiume. Secondo lo storico Litterio Villari il termine usato da Diodoro è ambiguo e può riferirsi tanto al monte quanto al fiume, poiché egli scrisse alle soglie della Roma imperiale, quando i fatti occorsi erano ormai lontani.cite-ref-113[108]
Per il filologo tedesco mwa-gJulius Schubring si tratta di un monte dellmwa-k'mwa-oHeraia: «freddo, sassoso, selvaggio altopiano a ovest di mwa-sRagusa» mentre per mwa-wAdolf Holm il passo diodoreo si riferisce a un fiume, sempre sul territorio dell'attuale Ragusa.cite-ref-114[109] Il Villari sostiene invece che si tratti della valle del torrente mwa-eBraemi (affluente dell'mwa-iImera), nei pressi di mwa-mPiazza Armerina dove egli colloca l'Ibla Geleate.cite-ref-115[110] Altri ancora sostengono che l'antico Ibleo vada identificato con il fiume mwa-gDirillocite-ref-116[111] o con l'mwa-0Irminio.cite-ref-117[112]
Pausania
«Pausania […] afferma che “…due furono le città di Sicilia col nome di Ibla, una Gerati; l'altra, Maggiore. Ancor oggi esse mantengono gli antichi nomi. Una di queste due, nella piana di Catania, è del tutto disabitata; l'altra nello stesso territorio è ridotta a dimensioni di villaggio.»
(Pausania, Periegenesi della Grecia, V. Cfr. T. Fazello, Storia di Sicilia, cap. IV, p. 201.cite-ref-118[113])
Pausania rivela solamente due Ible.cite-ref-kokalos-90-1[85] Egli dice che la Maggiore era ormai in stato di abbandono, mentre la Gereatis, che egli chiama «villaggio dei Catanesi» conservava un tempio dedicato alla dea Ibla, alla quale i Siculi portavano doni. Pausania, citando mwbbeFilisto, dice che gli abitatori di questa Ibla erano degli indovini: «Filisto figlio di Arcomenide dice che essi sono esegeti di prodigi e sogni e che emergono tra i Barbari di Sicilia per la loro religiosità».cite-ref-pausania-119-0[114]
Il Periegeta sostiene che furono proprio i Siculi della Gereatis che portarono a mwbbcOlimpia la statua donata a mwbbgZeus e posta accanto al carro di Gelone: gesto unico tra i Siculi; segnale di una forte mwbbkellenizzazione,cite-ref-pausania-119-1[114] anche se secondo lo storico Pareti - il quale si rifà a Konrad Ziegler - tale gesto starebbe a indicare solamente la neutralità di Ibla, poiché i piccoli centri indigeni avevano capito da tempo che per il quieto vivere era bene comportarsi amichevolmente con i potenti vicini delle colonie greche.cite-ref-pareti340-106-1[101] Tuttavia tale tesi, come mostra il mwbcmCiaceri, non è condivisa da tutti.cite-ref-120[115] Sul significato del nome di Gereatis si è parecchio discusso; secondo il Pareti «Gereatide» sarebbe una distorsione di «Galeatide», mentre secondo il Ciaceri in origine fu Gereatide, ma poi, per compiacere Gela e Gelone mutò il proprio nome in Galeatide - e propone per l'etnonimo Gereatide il significato di «fecondatrice, produttrice»cite-ref-121[116] -, per cui Pausania userebbe il nome corretto, mentre Tucidide uno intermedio; anche questa tesi resta controversa.cite-ref-122[117]
Forti dubbi persistono sulla localizzazione di queste due Ible menzionate da Pausania; tra l'altro, diversi studiosi sostengono che nonostante Pausania ricordi solo due Ible, ciò non vuol dire che non ve ne fossero altre, anche se egli sembra non conoscerle o ignorarle; secondo Pareti egli semplicemente voleva menzionare le Ible che potevano aver donato la statua a Olimpia.cite-ref-123[118]
Stefano di Bisanzio
Stefano ne elenca esplicitamente tre:cite-ref-kokalos-90-2[85] La Major, la Minor, la Parva.
(greco antico)
«Ὕβλαι, τρεῖς πόλεις Σικελίας, ἡ μείζων ἧς οἱ πολῖται Ὑβλαῖοι, ἡ μικρὰ ἧς οἱ πολῖται Ὑβλαῖοι Γαλεῶται Μεγαρεῖς. ἡ δὲ ἐλάττων Ἡραία καλεῖται. ἔστι καὶ πόλις Ἰταλίας. τὴν δὲ Ὕβλαν, ἀπὸ Ὕβλου τοῦ βασιλέως, διὰ τὸ πολλὰς Ὕβλας καλεῖσθαι τῶν Σικελῶν πόλεων τοὺς ἐνοικοῦντας ἐκάλουν Μεγαρέας. μία δὲ τῶν Ὑβλῶν Στύελλα καλεῖται, ὡς Φίλιστος τετάρτῳ Σικελικῶν.»
(italiano)
«Ible, tre città della Sicilia: Hybla Major, i cui cittadini si chiamano Iblesi; Hybla Parva, i cui cittadini si chiamano Iblesi Galeoti Megaresi; la Hybla Minor si chiama Heraia. C'è anche una Ibla in Italia. Poiché molte fra le città dei Siculi si chiamano Ibla, gli abitanti di quella Ibla chiamata così dal re Hyblos, si chiamano Megaresi. Come si evince dal quarto libro dell'opera “Sikelikà” di Filisto, una delle Ible si chiama anche Styella.
»
Altre menzioni su Ibla
L'informazione di mwbemEforo di Cuma sarà in seguito presente anche in mwbeqStrabone, ovvero egli nelle sue mwbeuStorie dice che i megaresi si insediarono in una città che in precedenza si chiamava Ibla. Si parla dunque dell'origine di Megara Iblea.cite-ref-125[120]
La menzione di mwbesPlutarco è assimilabile a quella di Tucidide: si parla di una Ibla assalita dagli Ateniesi ma non conquistata, poiché i soldati di mwbewNicia desistettero dal prenderla provocando in questo modo la pungente ilarità dei nemici che seguivano le loro mosse. Plutarco aggiunge a questa Ibla l'aggettivo di «piccola città».cite-ref-126[121]
Strabone, come sopracitato, dice che i megaresi abitarono una città chiamata Ibla, posta sulla costa tra Catania e Siracusa e ricolma di corsi d'acqua che andavano a formare dei porti eccellenti. Di essa, ai tempi dello storico di mwbfiAmasya, rimaneva ancora il nome di Ibla per l'eccellenza del miele prodotto.cite-ref-127[122] Sempre Strabone narra che mwbfcTauromenio (odierna mwbfgTaormina) venne fondata da coloni di mwbfkZancle (mwbfoMessina) che abitavano l'Ibla (priva di ulteriore appellativo).
L'Ibla siciliana nella letteratura latina
(latino)
«Nunc adsis faveasque. precor; nunc omnia fetu pubescant virgulta velis, ut fertilis Hybla invideat vincique suos non abnuat hortos.»
(italiano)
«Sorridimi, ora, ti prego, sii con me benigno, fa che le gemme diventino frutti, sì che la fertile Ibla m'invidi e non neghi la sconfitta dei suoi giardini.»
(Claudio Claudiano, La madre dei fiori invoca Zefiro da Il ratto di Proserpina, II.cite-ref-128[123])
Ibla nella letteratura e nell’arte
Nella sua opera mwbhaIl mito d’Ibla nella letteratura e nell’arte (la 2ª ediz. riveduta è leggibile in mwbhe, mentre la 1ª ediz. è leggibile in mwbhi e parzialmente in mwbhm), mwbhqCarmelo Ciccia ha riportato 152 occorrenze del termine Ibla e derivati da lui trovate nelle opere di autori greci, latini, italiani e angloamericani. Stando alle sue ricerche e in base alla 2ª ediz. del suo lavoro gli autori sono: 46 nella letteratura greca, 52 in quella latina, 38 in quella italiana e 16 in quella angloamericana; e precisamente:
• Autori greci: Eschilo, Erodoto, Tucidide, Filisto, Eforo, Diodoro Siculo, Strabone, Dioscoride, Plutarco, Pausania, Ateneo, Erodiano, Esichio, Stefano Bizantino, anonimo dellmwbhc'mwbhgAppendice all’Antologia Greca;
• Autori latini: Cicerone, Virgilio, Livio, Ovidio, Plinio il Vecchio, Columella, Calpurnio Siculo, Seneca, Lucano, Petronio, Silio Italico, Stazio, Marziale, Pomponio Mela, Sereno Sammonico, Servio Onorato, Claudiano, Simmaco, l’anonimo dei mwbhoTetrastici inclusi nellmwbhs'mwbhwAntologia Latina, l’anonimo del mwbh0Pervigilium Veneris incluso nella stessa mwbh4Antologia e un anonimo dei mwbh8Carmina Burana;
• Autori italiani: Pier Candido Decembrio, Marsilio Ficino, Ludovico Ariosto, Matteo Bandello, Agnolo Firenzuola, Torquato Tasso, Giambattista Guarini, Giambattista Marino, Anton Giulio Brignole Sale, Carlo de’ Dottori, prevosto Celestino, Giambattista Vico, Pietro Metastasio, Giuseppe Parini, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Niccolò Tommaseo, Gabriele D’Annunzio, Federico De Roberto, Corrado Govoni, Salvatore Quasimodo;
• Autori angloamericani: William Shakespeare, William Collins, Mary Darby Robinson, Charles Fenno Hoffman, George MacDonald, Joseph R. Ingersoll, William Sharp, Stephen Vincent Benet, William Barclay;
A queste citazioni egli ha aggiunto quelle del toponimo palestinese Ibleam/Bileam (in latino Ieblaam) presenti nella Bibbia, e precisamente nei libri di mwbimGiosuè, mwbiqGiudici, mwbiuII Re, mwbiyI Cronache.
Una nota particolare poi merita la presenza d’Ibla nell’arte, non tanto perché le origini d’Ibla Gereatide e il culto della dea Ibla sono ora effigiati in uno dei mosaici di piazza della Regione a Paternò, città da molti ritenuta l'antica mwbigHybla Geleatis, mwbikGereatis o mwbioMaior. Invece si deve tenere in gran conto che, poiché l'anonimo autore del mwbisPervigilium Veneris, poemetto databile fra i secoli I e IV d. C., ai versi 49-52 invita Ibla a versare tutti i fiori prodotti dall'anno e a indossare una veste di fiori grande quanto la piana etnea, sulla base d'un attento confronto, lo stesso Ciccia, che ha tradotto tale poemetto, ha dimostrato che la mwbiwPrimavera di mwbi0Sandro Botticelli altro non è se non l'Ibla di questi versi: infatti la figura del famoso dipinto è inghirlandata e vestita di fiori, e versa fiori per terra, proprio come nel mwbi4Pervigilium.
Note
Note esplicative
cite-note-4N 1. ↑ Alcuni hanno ipotizzato che si possa trattare persino della mappa del mwbjcGiardino dell'Eden (cit. George Potter, mwbjgTen More Amazing Discoveries, 2005, p. 76). La mappa mostra due catene montuose (una a destra e l'altra a sinistra) divise al centro da quello che sembra essere un grande fiume che a sua volta si dirama in altri corsi. Inoltre, poiché "Azala" (uno dei soli due nomi leggibili della mappa) è messo vicino a numeri che indicano la grandezza del terreno (354 iku = 12 ettari) si suppone che Azala sia il nome del proprietario di questa terra (cfr. mwbjkThe History of Cartography, vo. 1, University of Chicago Press), ma altri studiosi invece vi vedono il nome di una località (mwbjoThe Akkadian and Cappadocian Texts from Nuzi, JStor). Mentre sulla classificazione di Ibla in quanto località non sembrano esservi dubbi. mwbjsVd. immagine originale della mappa mwbjwArchiviatomwbj0 il 21 agosto 2017 in mwbj4Internet Archivemwbj8..
cite-note-25N 2. ↑ La storica Birnbaum sostiene che l'Ibla siciliana detta mwbkuErea al principio fosse conosciuta solo come Ibla Nera: dal culto per la dea nera anatolica mwbkcCibele: mwbkk mwbko mwbks(inglese) mwbk0«Ibla Nera, called black by classical roman writers as well as by scilians, was the diminutive affectionate contraction of the name of the west asian divinity Cybale, whose images were probabily brought to Sicily by migrating anatolian farmers after 10,000 BCE.» mwbk4(italiano) «Ibla Nera, chiamata nera dagli scrittori classici romani oltre che dai siciliani, era il diminutivo affettivo contratto del nome della divinità asiatica occidentale Cibele, la cui immagine probabilmente fu portata in Sicilia dalla migrazione di agricoltori anatolici a partire dal 10.000 a.C.» mwbla(Lucia Birnbaum citando Raffaele Solarino, mwbliDark Mother: African Origins and Godmothers, 2001, p. 86.) Solo in seguito i Greci ne avrebbero mutato il nome in Ibla Erea, per esaltare il culto della divinità greca legata a mwblmZeus (senza però riuscire a far svanire del tutto il nome di Nera dalle memorie storiche)cite-ref-24[23]
cite-note-35N 3. ↑ mwblw mwbl0«il museo di Siracusa contiene le armi più importanti per studiare le relazioni del popolo minoico coll'Italia.» mwbl4(Alessandro della Seta, Angelo Mosso, mwbl8Guido Manacorda, mwbmaDella poesia latina in Germania durante il rinascimento, 1906, p. 525, 533) Al punto da sostenere che in siti come la mwbmepenisola di Tapso vi abitasse una colonia di siculo-micenei.cite-ref-34[32]
cite-note-38N 4. ↑ Inoltre, a conferma della loro origine estera, afferma il Ciaceri, vi sarebbero i passi di mwbmkEsichio e di mwbmsmwbmwArchippo che pongono in correlazione il nome dei Galeoti con quello dei pescispada dello mwbnqStretto di Messina detti mwbnugaleotes. Per cui pesci = mare, quindi navigazione, ovvero approdo da un'altra terra per questi indovini che popolavano le Ible.cite-ref-37[34]
cite-note-40N 5. ↑ Per far questo, il Pareti valuta come corrotta la notizia di Stefano di Bisanzio e non risale all'origine della leggenda mantica che conduce a Megara Nisea (egli analizza solo il rapporto tra la colonizzazione megarese della Caria e quella siciliana, valutando come non "dorica" ma "attica" la migrazione dalla megaride alla Ionia). Tuttavia anche la sua chiusura totale verso qualsiasi collegamento tra i Galeoti delle Ible e la Caria - arrivando addirittura a dubitare dell'integrità della fonte di Stefano di Bisanzio (salvo poi non dubitarne affatto per quanto concerne altre notizie dello stesso Stefano) e di quella di mwbn0Ateneo (secondo il Pareti anche Ateneo è stato mal tradotto; egli non avrebbe mai parlato di una Ibla nella Caria) non trova riscontro negli altri studiosi che invece aprono ad un collegamento, come il Manni o il Pais.cite-ref-39[35]
Fonti
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cite-note-22. ↑ Cit. mwbpamwbpeCarmelo Ciccia,mwbpi pp. 28-29.
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cite-note-54. ↑ Cfr. BAGROW L., mwbpoHistory of Cartography, C.A. Watts & C., London, 1964.
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cite-note-76. ↑ Cita: «mas—kan BAD Ib—la, “threshing-floor (or settlement) of Fort Ibla”»; mwbqiBiblica, p. 421.
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cite-note-109. ↑ Una copia dell'iscrizione di Sargon è giunta in lingua paleo-babilonese.
cite-note-1110. ↑ Si sostiene che i confini dell'impero, del quale faceva parte Ibla, corrispondessero alla mwbr4Foresta dei cedri di Dio del mwbr8Libano, al mwbsamonte Amano (che separa la Siria dalla mwbseCilicia) e alla catena montuosa del mwbsiTauro (montagne d'argento).
cite-note-1211. ↑ Il re Gudea ricorda Ibla quando parla del legno di cedro: «As for Ibla, it is also mentioned by Gudea when he brought cedar wood from Amanus; "mountain trees" were brought to him from the city of Ursu, from the mountain of Ibla».
cite-note-1312. ↑ mwbskThe Cambridge Ancient History (a cura di I. E. S. Edwards,C. J. Gadd,N. G. L. Hammond), 1971, p. 326.
cite-note-1413. ↑ Thureau-Dangin, mwbs0Les inscriptions de Sumer de d'Akkad, p. 108 f., Statue B, col. v.1; 28; Germ ed., p. 68 f. Cfr. in Alexandre Moret, mwbs4Histoire de l'Orient, 1941, 414. Vd anche mwbs8Monuments of Syria: A Guide, 2009, p. 156; mwbtaZecharia Sitchin, mwbteLe cronache terrestri rivelate, 2011, voce Ebla p. 85.
cite-note-1514. ↑ Cfr. testo e contesto in mwbtuStudi omerici ed esiodei, 19723, p. 21; Università degli studi di Trieste. Istituto di filologia classica, 1965, mwbtyPubblicazioni, ed. 10-14, p. 21; mwbtcZecharia Sitchin, mwbtgGuerre atomiche al tempo degli Dei, 2013.
cite-note-1615. ↑ mwbtwmwbt0Carmelo Ciccia,mwbt4 p. 13, n. 12.
cite-note-1716. ↑ Vd. a tal proposito mwbuiAtti della Accademia delle scienze di Torino, volume 104, II, p. 635.
cite-note-1817. ↑ Curiosamente anche gli Iblei di Sicilia mostrano la medesima tipologia di roccia: famosa nei secoli è divenuta la cosiddetta mwbuypietra bianca di Siracusa, diffusa in tutta l'area iblea. Ma ovviamente servirebbero numerosi pareri storici per stabilire se possa esistere realmente un nesso tra le due omonime città.
cite-note-1918. ↑ Così il Boucart e il Solarino. Cfr. in mwbuoStoria del Regno di Sicilia, vol. I, 1861, p. 71; mwbusmwbuwmwbu0Lessico, Galeoti, su mwbu4summagallicana.it. mwbu8URL consultato il 18 settembre 2016..
cite-note-2019. ↑ mwbvmAteneo di Naucrati, XV, 13, 1. Cfr. con fonte moderna: mwbvqmwbvuCarmelo Ciccia,mwbvy pp. 13, 15, 20; mwbvcKokalos volumi 1-2; volumi 39-40, 1993, p. 627.
cite-note-2120. ↑ Mele, Napolitano, Visconti Luciano, mwbvsEoli ed Eolide: tra madrepatria e colonie, 2005, p. 573.
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cite-note-2322. ↑ Vd. es. mwbwcCritica storica, vol. 17, 1980, pp. 3, 7; mwbwgEugenio Manni, mwbwkSicilia Pagana, 1963, p. 96.
cite-note-2423. ↑ Lucia Birnbaum, mwbw0Dark Mother: African Origins and Godmothers, 2001, pp. 86-87; Gabriele Uhlmann, mwbw4Der Gott im 9. Monat: Vom Ende der mütterlichen Gebärfähigkeit und dem..., 2015.
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cite-note-2826. ↑ mwbxsEsichio di Alessandria, mwbxwLessico alfabetico, III y, 29.1; Cfr. fonte moderna: mwbx0mwbx4Carmelo Ciccia,mwbx8 p. 13, n. 12 e p. 20.
cite-note-2927. ↑ Hyg. Fab. 136; schol. Lyk. Alex. 811.
cite-note-3028. ↑ Così mwbyyEugenio Manni in mwbycmwbygKókalos,mwbyk p. 69 e in mwbyoSicilia pagana, 1963, pp. 96-99, ma anche mwbysEttore Pais citato in mwbywmwby0Luigi Pareti,mwby4 p. 344 e diversi altri studiosi.
cite-note-3129. ↑ Appr. mwbziTeseo e il filo di Arianna, 2010; mwbzmEroi: Le grandi saghe della mitologia greca, 2013.
cite-note-3230. ↑ mwbzcmwbzgStudi megaresi,mwbzk p. 205). mwbzoManni invece suppone che a creare questa leggenda alternativa tra Minosse e Galeote furono i megaresi di Ibla nell'mwbzsVIII sec. a.C. (mwbzwmwbz0Kókalos,mwbz4 p. 70); dunque non dalla Caria alla Sicilia ma dalla Sicilia alla Caria si sarebbe diffusa la leggenda mantica.
cite-note-3331. ↑ Così in mwbaiCritica storica, vol. 17, 1980, pp. 15-16.
cite-note-3432. ↑ Cfr. es. in Vassos Karageorghis, mwbayCipro: crocevia del Mediterraneo orientale 1600-500 a.C, 2002, p. 37.
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cite-note-3734. ↑ Cfr. passi antichi e opinione del Ciaceri in mwbbemwbbiLuigi Pareti,mwbbm pp. 342-343.
cite-note-3935. ↑ Cfr.mwbbcmwbbgLuigi Pareti,mwbbk pp. 344-346.
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cite-note-5045. ↑ Serv. auct. Aen. 10, 179. Cfr. Braccesi, Hesperia, vol. 2, 1991, p. 105; Bonacasa, Braccesi, De Miro (a cura di), 2002, p. 378.
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cite-note-5247. ↑ Sulla figura di Piso vd. A. Coppola, Le origini di Pisa in Archaiologhía e propaganda, 1995, da p. 137.
cite-note-5348. ↑ A. Coppola, Ancora su Celti, Iperborei e propaganda dionigiana in Hesperia 2, 1991, pp. 103-106. Vd. anche Bonacasa, Braccesi, De Miro (a cura di), 2002, pp. 377-378.
cite-note-5550. ↑ Su Iblone vd. N. Cusumano, mwbgkIblone e i Megaresi: confini culturali e metamorfosi antropologiche in mwbgoUna terra splendida e facile da possedere. I Greci e la Sicilia, 1994, 86-91.
cite-note-5651. ↑ mwbg4Stefano di Bisanzio, mwbg8Nomi Etnici, 439-11.
cite-note-5853. ↑ mwbhcStrabone, VI 2, 2, C 267. Cfr. con fonti moderne: mwbhgmwbhkLuigi Pareti,mwbho p. 335; mwbhsmwbhwCarmelo Ciccia,mwbh0 p. 17.
cite-note-5954. ↑ mwbieEforo di Cuma, FGrHist 70 F.
cite-note-6055. ↑ mwbiuTucidide, mwbiyLa guerra del Peloponneso, VI, 3, 1. Secondo alcuni antichi mwbicTeocle l'ateniese, giunse in Sicilia con un gruppo di mwbigCalcidesi, mwbikIoni e mwbioDori; con lui giungevano i Megaresi che avrebbero popolato l'Ibla. Secondo altri antichi invece fu mwbisArchia, mwbiwecista di Siracusa, a portare i Megaresi in Sicilia. Cfr. le varie ipotesi e i passi in mwbi0mwbi4Studi megaresi,mwbi8 pp. 70-74.
cite-note-6156. ↑ Gras Tréziny Broise 2004, 338-339, citati in mwbjmmwbjqStudi megaresi,mwbju p. 34.
cite-note-6358. ↑ mwbj0mwbj4Cordano, Di Salvatore,mwbj8 p. 130.
cite-note-641. Gli antichi «chiamarono api le sacerdotesse di Demetra in quanto iniziate della dea ctonia e Kore stessa…». Cit. «L'ape è un attributo di diverse divinità, incluse la Grande Madre Universale, le dee Cibele e Artemide, nonché Demetra, la dea greca della fertilità». Cit. mwbkmEnciclopedia illustrata dei simboli, p. 44.
cite-note-652. Il loro culto, così come quello della dea Iblea, sarebbe stato incentivato da mwbkcGelone (mwbkgIstituto italiano per gli studi storici, mwbkkAnnali dell'Istituto italiano per gli studi storici, 1991, p. 178) e riscontrato a mwbkoMegara Iblea, la quale lo avrebbe introdotto a mwbksSelinunte (mwbkwMesogheia (Project). Convegno, mwbk0Greci e punici in Sicilia tra V e IV secolo a.C., 2008, p. 106).
cite-note-6762. ↑ mwblymwblcCarmelo Ciccia,mwblg p. 10.
cite-note-6863. ↑ mwblwArchivio storico siciliano, p. 389, 2004.
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cite-note-7166. ↑ Vd. fonti sopracitate.
cite-note-7267. ↑ Vd. anche quanto scritto da A. Cunsolo - B. Conti: mwbm0 mwbm8«Questa iscrizione posta alla base di un simulacro della dea iblense, non ci pare argomento probante per dichiarare che quel luogo sia Hybla; proprio come se oggi, trovandosi fra le rovine uno zoccolo col nome di Francesco d'Assisi, si pretendesse quel luogo essere Assisi.»
cite-note-733. mwbnmmwbnqLuigi Pareti,mwbnu pp. 332-333.
cite-note-7469. ↑ Silla, a seguito delle vittorie militari conseguite fece scrivere nelle insegne dei legionari romani le parole «Marte», «Venere», «Vittoria» associando al dio della guerra la Venere Vincitrice. Cfr. mwbnkStoria romana da Gaio Mario a Lucio Cornelio Silla, 2016 e cit. di Gruppe in mwbnomwbnsLuigi Pareti,mwbnw p. 334, n. 3.
cite-note-7570. ↑ mwboamwboeIgnazio Cazzaniga,mwboi p. 139.
cite-note-7671. ↑ Esiste anche una lapide con su scritto «mwboyPaternò Hybla Maior» che un frate nativo di Paternò, fra Placido Bellìa (autore di una storia locale nel mwboc1808), afferma di aver trovato nel suo convento e che in seguito venne custodita nel museo di Catania, insieme alla scritta della Venere sopraciatata. Tuttavia non si dà peso a tale documento poiché basta il solo nome di Paternò, nato in mwbogepoca normanna come mwbokPaternionis (qui è addirittura nella lingua successiva al latino), a tradirne la modernità. Poiché il mwbooCluverio nel mwbos1600 sostenne che Paternò era una delle Ible, così come avvenne per mwbowRagusa Ibla - che in tempi più moderni giunse a mutare il nome di mwbo0Ragusa Inferiore in mwbo4Ibla - è probabile che anche a Paternò sia stata abbracciata la tesi cluveriana con conseguente nascita di documenti cartacei e marmorei. Sull'argomento cfr. A. Cunsolo - B. Conti; mwbo8Note storiche su Paterno, vol. I, 1972; mwbpaMemorie della Classe di scienze morali, storiche e filologiche, 1904, p. 441.
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cite-note-8479. ↑ Per approfondire vd. mwbsqmwbsuCordano, Di Salvatore,mwbsy p. 64.
cite-note-8580. ↑ Al riguardo vd. es. mwbsomwbssMuscato Daidone,mwbsw p. 24; Giuseppe Briganti, mwbs0Erbesso Pantalica Sortino, 1969; Ignazio Concordia, mwbs4Filisto di Siracusa. Testimonianze e Frammenti, 2016, p. 83.
cite-note-8681. ↑ Sinatra, mwbtimwbtmHesperia 9,mwbtq p. 51.
cite-note-8782. ↑ Per il trattato patrocinato da Corinzi e Corcidesi vd: mwbtgErodoto, VII, 154, 3. Secondo altri studiosi l'intervento delle polis egee avvenne realmente e fu fondamentale per evitare che Ippocrate si stabilisse nella neo-colonia corinzia; una sorta di «mwbtkCommonwealth corinzio in Sicilia» ha definito la vicenda lo storico mwbtoDomenico Musti (cfr. in mwbtsLo stile severo in Grecia e in Occidente: aspetti e problemi, 1995, p. 2).
cite-note-8883. ↑ Sinatra, mwbt8mwbuaHesperia 9,mwbue p. 53.
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cite-note-9186. ↑ Erodiano, III 1.
cite-note-926. mwbvgmwbvkCarmelo Ciccia,mwbvo p. 82.
cite-note-9388. ↑ Così, tra gli altri, mwbv4Ettore Pais: «cascherebbe tutta la leggenda di Iblone, degna di molto credito per la fonte molto più antica ed attendibile da cui deriva.» (mwbv8Bollettino di paletnologia italiana, vol. 16-17, 1860, p. 55) Cfr. mwbwaStudi storici per l'antichità classica, vol. 2, 1909, p. 166; mwbweKōkalos, vol. 17, 1971, p. 171.
cite-note-9489. ↑ mwbwumwbwyStudi megaresi,mwbwc p. 82: «l’intervento di un re locale Hyblon, quasi a ricoprire la funzione, quella dell’ecista, lasciata vacante dalla morte di Lamis».
cite-note-9691. ↑ Sull'argomento vd. Jannelli, Longo, mwbxaI greci in Sicilia, p. 53; Gabba, Vallet, mwbxeLa Sicilia antica: pt. 1. Indigeni, Fenici-Punici e Greci, p. 602.
cite-note-9792. ↑ Il mwbxufortino (mwbxyphrourion), scenario dello scontro, è stato archeologicamente individuato (in via ancora ipotetica) nei pressi della porta occidentale della futura città ellenistica. Cfr. citereftreccani-megara-hyblaea-enciclopedia-dell-arte-anticamwbxcmwbxgMEGARA HYBLAEA, in mwbxkEnciclopedia dell'arte antica, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Il passo di Tucidide: mwbxoLa Guerra del Peloponneso, VI, 94.
cite-note-10095. ↑ Vd. es. l'mwbygEnciclopedia Treccani: «Pausania, invece, Gereatide. Egli dice che ivi esisteva il culto della dea Ibla e ricorda la corporazione degl'indovini denominati Galeoti, che spiega il terzo epiteto e l'etnico dei suoi abitanti», citereftreccani-ibla-galeotide-enciclopedia-italianamwbykmwbyoIBLA Galeotide, in mwbysmwbywEnciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwby0URL consultato l'8 agosto 2019.
cite-note-10297. ↑ Cfr. mwbzymwbzcMuscato Daidone,mwbzg p. 19.
cite-note-10398. ↑ Cit. presente in mwbzwmwbz0Carmelo Ciccia,mwbz4 p. 17; cfr. medesima citazione in mwbz8mwb0aMuscato Daidone,mwb0e p. 20.
cite-note-10499. ↑ Cfr. mwb0uFrancesco Rizzo, mwb0yLa repubblica di Siracusa nel momento di Ducezio, 1970, p. 46.
cite-note-105100. ↑ Cfr. mwb0oAcme: annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, vol. 50, 1997, p. 32; mwb0sFrancesco Rizzo, mwb0wLa repubblica di Siracusa nel momento di Ducezio, 1970, p. 46, il quale ipotizza che tale fedeltà significa che «codesta Ibla (la Gereatide secondo il Rizzo) non aveva, al pari degli altri Siculi, interessi da difendere contro Siracusa […]» e aggiunge che Ibla «gravitava nell'orbita non soltanto politica, ma anche culturale di Siracusa […]» (p. 45).
cite-note-pareti340-106101. ↑ mwb1imwb1mLuigi Pareti,mwb1q p. 340.
cite-note-107102. ↑ mwb1gmwb1kLuigi Pareti,mwb1o p. 339.
cite-note-108103. ↑ Siracusa a causa del suo riarmo, nel mwb14439-mwb18438 a.C., aveva speso ingenti somme per il settore navale e terrestre, quindi pretendeva dai Siculi tributi più alti (Diod. Sic. XII 30); secondo alcune versioni questa sarebbe stata una delle cause che spinse mwb2aAtene ad agire contro i Siracusani divenuti ormai imprevedibili e pericolosi. Cfr. mwb2eAgrigento e la Sicilia greca (a cura di mwb2iLorenzo Braccesi, Ernesto De Miro) 1992, p. 115.
cite-note-109104. ↑ Per i rapporti tra Ibla, Ducezio e Siracusa vd. n. 3 (Rizzo, p. 45).
cite-note-110105. ↑ mwb2kDiodoro Siculo, XIII, 114. Bengtson 1962, 152-153; Hans 1983, 60-61; Anello 1986, 415-422. Cfr.in mwb2oDomenico Musti, mwb2sIntroduzione alla storia greca.
cite-note-111106. ↑ mwb28Diodoro Siculo, XXII, 2, 1.
cite-note-112107. ↑ La guerra con gli agrigentini va inserita in un panorama più vasto: era da poco caduto il dominio di mwb3mAgatocle; Cartagine si era inserita nuovamente nelle vicende dell'isola. Iceta, esaltato dalla vittoria presso l'Ibleo, si era spinto ad affrontare i Cartaginesi lungo il mwb3qfiume Teria, venendo infine sconfitto. Ciò provocò l'ascesa di mwb3uPirro mwb3yre dell'Epiro in Sicilia, il quale prese il posto di Iceta. Cfr. Elena Santagati Ruggeri, mwb3cUn re tra Cartagine e i Mamertini: Pirro e la Sicilia, 1997.
cite-note-114109. ↑ Cfr. le due ipotesi in mwb4emwb4iCarmelo Ciccia,mwb4m p. 55. Approf. Schubring «RM» 28, 1873, 110.
cite-note-116111. ↑ mwb40Gaetano de Sanctis, mwb44Storia dei Romani, vol. 2, 1907, p. 406; Ignazio Scaturro, mwb48Storia di Sicilia, l'età antica: Dal 264 a.C. al sec. IX d.C, 1951, p. 497.
cite-note-117112. ↑ mwb5mEmilio Gabba, Georges Vallet, mwb5qLa Sicilia antica, parte I, 1980, p. 346; Konrad Ziegler in mwb5uLorenzo Braccesi, mwb5yHesperìa 14, 1990, p. 185.
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cite-note-pausania-119114. ↑ Pausania, 5, 23, 6. Cit. in mwb6iConvivenze etniche e contatti di culture (a cura di), p. 226.
cite-note-120115. ↑ Per il pensiero opposto: ovvero i Siculi si erano realmente convertiti alla religione greca; vd. mwb6yEmanuele Ciaceri, mwb6cStudi storici per l'antichità classica, Pisa, Spoerri, 1909.
cite-note-121116. ↑ Il Ciaceri riportato, e in parte condiviso, in mwb6smwb6wCarmelo Ciccia,mwb60 p. 10 e, non condiviso, in mwb64mwb68Luigi Pareti,mwb7a p. 334.
cite-note-122117. ↑ Ciaceri analizzato in mwb7qmwb7uLuigi Pareti,mwb7y pp. 334; 341.
cite-note-123118. ↑ mwb7omwb7sLuigi Pareti,mwb7w p. 336.
cite-note-1247. Stefano di Bisanzio, Ethnica, Y644.24
cite-note-125120. ↑ mwb8mEforo di Cuma, III, 2a, 70, 137.
cite-note-127122. ↑ mwb8wStrabone, mwb80Geografia, VI 2, 2, C 267. Cfr. mwb84mwb88Carmelo Ciccia,mwb9a p. 17.
cite-note-128123. ↑ Cit. presente in Elvira Marinelli, mwb9qLa poesia delle origini in mwb9uPoesia: antologia illustrata, 2002, p. 51.
Bibliografia
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Voci correlate
Collegamenti esterni
• citerefstudi-megaresiAnna Di Gioia, Studi megaresi (PDF), a cura di Luisa Breglia Pulci Doria, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2013. URL consultato il 17 settembre 2016.
• citerefalberto-campanaAlberto Campana, Sicilia: Stiela (440/430 e 413/405 a.C.), in Academia.edu, 2011. URL consultato il 20 settembre 2016.
• citereffrancesca-berlinzaniFrancesca Berlinzani, Un Ibleo olimpionico, in Academia.edu, 2012. URL consultato il 20 settembre 2016.